Calendari lunari romani

Astronomia

I Fasti Anziati (in latino Fasti Antiates) sono un calendario romano murale affrescato, risalente alla fine dell’età repubblicana. Scoperti nel 1915 ad Anzio, in una cripta sotto quella che fu poi la villa di Nerone lungo la costa, rappresentano la più antica copia conosciuta di un calendario locale romano.

Realizzati tra il 67 e il 55 a.C., i Fasti Anziati sono l’unico esempio conservato che mostra l’organizzazione del tempo secondo il calendario di Numa Pompilio, prima della riforma giuliana introdotta da Cesare nel 46 a.C.

Ricostruzione dei Fasti Antiates – Ruotare il telefono per una visione dettagliata

Il calendario era composto da due parti: una con i tredici mesi dell’anno, e l’altra con l’indicazione delle festività religiose e civili. Oltre ai dodici mesi che conosciamo ancora oggi, era presente un mese addizionale chiamato Mercedonius o Mensis Intercalaris, usato per riallineare il calendario lunare con l’anno solare.

I Fasti suddividevano i giorni del mese in Kalendae, Nonae e Idus, nomi legati all’osservazione delle fasi lunari:

  • Le Kalendae coincidevano con la Luna Nuova.
  • Le Nonae, con il primo quarto.
  • Le Idi, con la Luna Piena.

I Romani contavano i giorni a ritroso rispetto a queste fasi, in un tempo ciclico che seguiva il ritmo della Luna. Il calendario, pur diventando in seguito solare, era quindi profondamente lunare nelle sue origini.

I fasti non erano solo strumenti pratici: indicavano anche i giorni fasti e nefasti, cioè quelli adatti o meno ad azioni pubbliche o religiose. La Luna, insomma, guidava il tempo degli uomini.

Il mese intercalare (Mercedonius o Mensis Intercalaris) era inserito ogni due o tre anni dopo il 23 febbraio (Terminalia), per riallineare l’anno lunare di 355 giorni con quello solare. La sua gestione era affidata ai pontefici, che ne stabilivano la durata — non sempre in modo oggettivo, ma talvolta per convenienza politica o religiosa. veniva inserito in genere ogni due anni, al posto di alcuni giorni di febbraio, per evitare che il calendario si sfasasse rispetto alle stagioni. La sua gestione era affidata ai pontefici, che ne stabilivano la durata — non sempre in modo oggettivo, ma talvolta per convenienza politica o religiosa.

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